Minturno e la sua Cattedrale

Situato su una collina a 141 metri di altezza, in favorevole posizione geografica sul Tirreno, e con possibilità di controllo su una vasta pianura e soprattutto sul passaggio del fiume Garigliano, Minturno ha conservato il nome originale di Traetto fino al 1879.

 Dell’antica Minturnae, città di origine aurunca, alleata con i sanniti contro Roma, nel 315 avanti Cristo distrutta dai romani e poi ricostruita, restano significative memorie tra cui vediamo il maestoso Teatro Romano, del I secolo dopo Cristo, un tratto originale dell’antica via Appia, le terme, frammenti di pavimento musivo, e, nell’antiquarium, una serie di statue, purtroppo, mutile. 

 Sul sito dell’antica Traetto, nel VI secolo, per sfuggire alle incursioni saracene, si rifugiarono gli abitanti della città romana. L’abitato fu cinto da una muraglia e da torri quadratE e circolari con porte di accesso. Per la costruzione furono usati molti materiali di spoglio, come antiche lapidi, cippi, capitelli e  colonne.

 Il borgo medievale si sviluppa nei secoli successivi sulla sommità della collina, intorno al solido maniero del castello baronale, a pianta quadrangolare; la parte più antica dell’edificio è attribuita al vescovo Leone.

 Nel XII secolo, e poi in seguito con Alfonso d’Aragona subì un notevole restauro. Fu proprietà dei dell’Aquila, dei Caietani, di Giulia Gonzaga e Isabella Colonna, e dei Carafa.

 Ripidi vicoli aprono squarci panoramici di grande interesse. Lungo le strade del borgo si allineano antichi palazzi, con bei portali, finestre, balconi e stemmi di artistico pregio; per buona parte del perimetro esterno del borgo e, invece, la suggestiva via detta Supportico.

 Fino al 590 Minturno fu sede vescovile e l’attuale collegiata di S. Pietro Ap. ne era la Cattedrale.

Edificata nel IX sec. e riedificata nel XII, fu ulteriormente rimaneggiata nei secoli successivi. Orientata verso est, presenta un’ampia gradinata, da cui si accede al nartece con arcate a sesto acuto disuguali.

 Nel protiro è inserito il campanile, che si innalza su una piccola arcata a tutto sesto per tre piani, caratterizzati da bifore disposte su ogni lato

 Contiguo alla chiesa è l’edificio della Congrega, dedicata a S. Filippo Neri. La vita del santo è illustrata dal pittore napoletano Francesco De Mura, del diciottesimo secolo, in un ciclo di nove tele e tavole.

 L’interno della chiesa è a croce latina, a tre navate, scandite da una serie di arcate ogivali innestate su colonne in pietra e marmo con capitelli in diverso stile. La navata centrale è a cassettonato ligneo a riquadri e rosoni centrali dorati.

 Sul lato sinistro del presbiterio, è l’altare dedicato all’apostolo Pietro, cui è intitolata la chiesa.

 Tra la navata centrale e il presbiterio, di notevole interesse è il Pergamo, risultante dalla composizione di elementi di vari stili ed epoche. Accanto al pergamo è il Cero pasquale del 1264, su elegante candelabro decorato a mosaico in stile cosmatesco.

 I parapetti laterali alla piccola gradinata d’accesso presentano un bassorilievo raffigurante l’episodio di Giona ingoiato e rigettato dal mostro marino.

Nella navata destra si apre la cappella del Sacramento, in stile barocco, con marmi policromi e stucchi dorati. Sull’altare una grande tela rappresentante l’Ultima Cena, è opera della scuola di Andrea da Salerno.

 Dietro l’altare si trovano interessanti e pregevoli resti di affreschi del 1400.

 A Pio IX, che rientrava in Roma il 6 aprile  del 1850, la popolazione di Minturno  chiese di proclamare la Madonna delle Grazie protettrice della città. Lo stesso Pontefice due anni dopo stabilì che la festa si celebrasse il 1 settembre. Da allora i fedeli sono sempre più devotamente legati alla loro celeste patrona, raffigurata nel prezioso affresco del XIII secolo posto sull’altare maggiore. 

 Enrico Longo Doria

Cronista RAI 1

In occasione della  S. Messa

trasmessa su RAI  il 20/10/2002

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