Chiesa di San Pietro Apostolo

Interno San Pietro MinturnoLa storia

Nel territorio della parrocchia si erge la chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Pietro Apostolo, vero mosaico di arte e culture. Una continua trasformazione costruttiva ha portato l’originario nucleo del IX secolo alla consistenza attuale. All’interno ci sorprendono colonne romane e capitelli in diversi stili, strutture medievali e rinascimentali fusi in un unico organismo architettonico. Dalla piazza di San Pietro salendo per l’alta gradinata e attraversando un piccolo portico di cui è parte anche il basamento del campanile, anch’esso costituito da materiale eterogeneo (fra cui splendidi capitelli provenienti dalla vicine Minturnae), si accede alla cattedrale. Essa presenta una pianta a croce latina a tre navate e all’interno si possono ammirare elementi pregevoli quali: il candelabro del cero pasquale, opera di Peregrino da Sessa del 1264 e il pergamo dei maestri Cosmateschi del XIII secolo poggiato su sei colonne e avente balaustre in pietra magnificamente scolpita. Tema della rappresentazione scultorea è Giona e il pistrice. Interessante è ancora la cappella del Santissimo (1587), con i suoi rivestimenti in marmi policromi e stucchi dorati. Vi troviamo una rappresentazione su tela della Cena, scuola di Andrea da Salerno, detto il Sabatino. Sia l’intera cappella che l’opera pittorica sono state accuratamente restaurate nel 1927, sotto la competente soprintendenza di Napoli. Ma gli affreschi raffiguranti la Madonna della Neve (V secolo) e la Madonna delle Grazie (XII secolo) venerata il 1° settembre come patrona del Comune di Minturno sono venuti alla luce , dopo successivi restauri (1957), dietro l’altare maggiore. Una porticina dietro l’altare ci conduce nella bellissima Congrega del Rosario. In origine la congrega non era altro che l’originaria chiesa di San Pietro. Già nel 499 troviamo Celio Rustico, vescovo di Minturno, il quale nel marzo 499 partecipò al Concilio romano di Papa Simmaco. E nello stesso anno fu soppresso il vescovado di Minturno per mancanza di anime da Papa Gregorio Magno, aggregando la Diocesi di Minturno a quella di Formia e successivamente a quella di Gaeta. La congrega, con pilastri ed archi gotici in pietra, a tre navate, tra il 1600 ed il 1700 fu trasformata in stile barocco con aggiunte di volte che, danneggiate nell’ultima guerra furono poi demolite negli ultimi restauri. Durante i lavori del 1954 sono emersi alcuni affreschi del 300. Oggi nella congrega si tengono spesso manifestazioni artistico – culturali di un certo rilievo a cui fa da cornice lo splendido coro in legno del 1700, che fino al 1974/75 era collocato dietro l’altare maggiore. In essa vi si possono inoltre ammirare importanti quadri dell’artista Francesco De Mura, soprannominato Franceschiello (Napoli 1697-1784) della vita di San Filippo Neri.

 

 

Cripta (ora nota come Cimitero antico)
Attraverso il locale basamentale della Cappella di San Filippo Neri, si accede all’unica cripta rinvenuta all’interno del corpo della Collegiata di San Pietro Apostolo; sono stati infatti infruttuosi i tentativi di reperire un locale di sepoltura al di sotto del presbiterio, così come lascia pensare il dislivello tra questo e l’aula della chiesa. La cripta, ubicata al di sotto dell’oratorio gotico, ora chiamato Congrega del Santissimo Rosario, risalente presumibilmente al XIV secolo, ne rispecchia la superficie ed il perimetro esterno, mentre la organizzazione dello spazio interno è influenzata oltre che dalle strutture murarie superiori (scarico a terra dei pilastri sorreggenti le originarie volte di copertura della Congrega), anche dall’originaria funzione, con la ripartizione in piccoli ambienti rettangolari destinati a celle funerarie, ubicate ai lati del grande ambiente centrale voltato. È presente una sola grande apertura ubicata sul prospetto ovest, in corrispondenza di quello che doveva essere l’originario accesso alla Congrega, probabilmente fungente da collegamento diretto con il Castello baronale. L’ambiente è accessibile alla visita ed è dotato di un impianto di illuminazione a fibre ottiche, che nel riproporre l’originario gioco di luci e ombre, rispetta l’originaria destinazione dello spazio monumentale.
Architetto Antonio Bruno.

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